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venerdì 18 dicembre 2015

Problemi di denti e letterine a Babbo Natale

La prendo alla larga. Qualche giorno fa ero dal dentista. Beh, sai che novità... ultimamente ci vado praticamente una volta a settimana. Fra le altre cose, circa un mese fa mi hanno dovuto mettere un dente provvisorio: un altro! È il secondo nel giro di un paio d'anni! L'altra volta è successo in luglio e subito dopo sono partita per le vacanze: le nostre prime dopo il trapianto di rene di Marito. E siamo andati fino in Germania... con il terrore che il dente si staccasse masticando qualcosa e di dover andare da un dentista tedesco a farlo cementare. 

Non che io abbia nulla contro i dentisti tedeschi. Ma, capirete, l'idea di dover andare da un dentista durante le agognate vacanze, e specie in un paese straniero, non mi sorrideva (perché, sì, io col tedesco un po' mi arrangio, ma parlare con un dentista teutonico mi avrebbe indubbiamente messa a dura prova). Comunque, quella volta è filato tutto liscio e, circa un mesetto dopo il nostro rientro, se non mi sbaglio, ho finalmente avuto il mio dente definitivo. 

Con questo dente, invece, è andata così: dopo meno di una settimana da quando mi hanno messo un provvisorio, ho masticato un'innocua fettina di arrosto (che mi pareva tenera, in verità) e mi sono ritrovata il dente in gola. Per un pelo non l'ho ingoiato. Naturalmente, conformemente alle leggi di Murphy che solitamente regolano la mia vita, il fattaccio è accaduto di domenica. Il giorno dopo avevo un sacco di impegni inderogabili e così non ho potuto nemmeno andare subito dal dentista per far sistemare questo guaio. Ci sono dovuta andare il martedì.

Poco tempo dopo sono tornata e mi hanno fatto un lavoro con il laser, in seguito al quale mi hanno sistemato una specie di cerotto sulle gengive: a dire il vero sembrava una specie di chewing gum incollato alle gengive, sia esternamente che internamente. Anche in questo caso ho dovuto stare molto attenta a quello che mangiavo e a come passavo lo spazzolino perché il cerotto poteva rimuoversi e allora sarebbero stati dolori. E, come previsto, alla domenica si è tolto. C.v.d. Naturalmente, questo è successo alla domenica del ponte dell'Immacolata, che era il 6, nei giorni successivi lo studio del dentista era ovviamente chiuso, quindi ho dovuto continuare a soffrire fino al mercoledì.

Quel giorno, mi hanno fatta aspettare un quarto d'ora nella sala d'attesa. Questo lo posso anche accettare. Ma poi, perché farmi entrare e accomodare sulla poltrona se ho dovuto attendere un'altra mezz'ora prima che arrivasse il dentista? Potevano lasciarmi nella sala d'attesa, almeno mi leggevo il mio Kindle. Invece, sono rimasta lì da sola ad aspettare per mezzora buona, cercando di rimanere sveglia, perché nel frattempo mi era venuto un indicibile abbiocco. Nulla di strano se nel frattempo ho origliato un po' ed ho ascoltato quello che accadeva nella stanza a fianco, giusto per tenermi sveglia (non potevo mica mettermi a fare come Mr Bean e curarmi da sola, avete presente?). 

In quella stanza, c'erano una mamma con due bambini, un maschio e una femmina che avevo incontrato poco prima nella sala d'attesa. 

Devo supporre che la mamma dovesse avere due gambe forti e muscolose, perché finché si trovavano in sala d'attesa, i due bimbi, invece di prendere posto sulle poltroncine, si erano entrambi accomodati in grembo alla madre, uno per gamba. La bambina doveva avere 8 o 9 anni, il maschietto era forse in prima elementare o all'ultimo anno dell'asilo. Anche loro hanno dovuto attendere parecchio il dentista, quindi bisognava far passare il tempo in qualche modo. E quale sistema credete abbia trovato la mamma? Ripassando le tabelline

Ad un certo punto finalmente è arrivato il dentista nella loro stanza e per rompere il ghiaccio con i bambini e metterli a loro agio ha fatto una delle tipiche domande che si fanno in questo periodo. Il dialogo si è svolto così...

Dentista: "Hai scritto la letterina a Babbo Natale?"

Bimbo: "Sì"

Bimba: "Io gli ho mandato una e-mail..."

Ok. È ufficiale. Non ci sono più i bambini di una volta.

Ah, per la cronaca, il dente provvisorio me lo devo tenere almeno fino alla seconda metà di gennaio. Dita incrociate durante le vacanze (e sicuramente non mangerò torrone).


mercoledì 28 maggio 2014

Lezione di anatomia

Vi risparmio temporaneamente la continuazione della storia dei regali, giusti o sbagliati che siano, e torno indietro nel tempo a quando Figlia era in quarta elementare. Un giorno è arrivata una supplente di religione e ha raccontato alla classe una qualche storia di qualche testo sacro (non chiedetemi quale) che parlava di enuchi. La maestra ha chiesto ai bambini se sapevano che cosa fossero gli eunuchi ...  e loro naturalmente non lo sapevano. L'educazione sessuale è argomento di quinta e comunque non prevede che si parli anche di questo. Allora la maestra ha spiegato che gli eunuchi sono degli uomini senza testicoli (detto fra noi mi pare che ce ne siano tanti anche ai giorni nostri).

Lasciamo perdere la mia opinione su quanto appropriato fosse che una supplente di religione affrontasse in classe un argomento del genere... Lì per lì, i bambini devono aver fatto una faccia, perché la maestra ha chiesto se sapevano che cosa fossero i testicoli (ecco, questo poteva essere un argomento adatto alle lezioni di educazione sessuale, ma forse non era quello il momento), e nessuno lo sapeva: nessuno tranne nostra Figlia, anche perché noi abbiamo quasi sempre chiamato le parti del corpo con il loro nome quando nostra figlia faceva domande e non siamo mai ricorsi a vocaboli che fanno riferimento ad ortaggi o volatili, per intenderci, né per quanto riguarda l'apparato genitale maschile né per quello femminile. Al massimo, quando ci sentivamo in imbarazzo, abbiamo usato il generico e diplomatico termine "sederino" che comprendeva più meno tutte le parti anatomiche, davanti e dietro, maschili e femminili (tutt'al più specificavamo sederino dei maschi, sederino delle femmine, sederino davanti, sederino dietro ... anatomia semplificata). 

Ma prima o poi i testicoli devono essere rientrati in qualche nostra spiegazione, anche se non ricordo molto bene a che proposito e in che momento (certi particolari che mettono in difficoltà noi genitori a volte si preferisce dimenticarli ... a meno di non scriverli in un blog, come la storia della mantide religiosa, vedasi mio vecchio blog per chi lo dovesse conoscere). E allora Figlia ha alzato coraggiosamente la mano e la supplente l'ha invitata a spiegare agli altri compagni. E lei, nella sua semplice ingenuità, ha raccontato che si trattava né più né meno che delle palline dei maschietti. L'effetto di questa dichiarazione è stata una sghignazzata generale. Ovvio!

Ora che sono tutti cresciuti e che stanno terminando la prima media pensate che Compagni di scuola siano maturati?  Assolutamente no. Ma per saperne di più, dovrete attendere i miei prossimi post ... eh eh eh.

Btw, in questo post non metto foto, contrariamente alle mie abitudini, perché secondo voi che foto dovrei mettere? 



venerdì 23 maggio 2014

Scatoloni e cambi merce

Qualche anno fa Marito trasloca l'ufficio (si può dire? traslocare è anche transitivo?). Nella fase del trasloco molte scartoffie vengono inscatolate. Ufficio nuovo non ha posto per decine e decine di pesantissimi scatoloni. Allora Marito che fa? Chiede a un'azienda Associata dell'associazione di categoria per cui lavora se gliele può tenere. Associato acconsente, ma, si badi bene, solo per un periodo limitato. Così dopo un tot di mesi, Associato dice, forse giustamente, "Riprenditi i tuoi scatoloni". Dato che in Ufficio nuovo continua a non esserci posto per tutta quella roba, Marito, genio, che fa? Se ne porta a casa una parte e li piazza nel nostro garage. Fantastico!

Passano i mesi, intanto Marito entra in dialisi, viene trapiantato e non è proprio nelle condizioni di fare ordine. Dopo un po' però ci riesce. Butta via, credo, almeno il 90% del contenuto degli scatoloni. Il resto, concentrato in pochi dox, lo riporta in ufficio.

Passa altro tempo e Associato torna alla carica: "Riprenditi i tuoi scatoloni!" Capisco che il problema non è suo e che lui ha fatto solo un favore ad Associazione, ma lui è un Associato, mentre Marito è un semplice impiegato ... (sarà anche il responsabile del suo ufficio, ma di fatto è inquadrato come impiegato). Perché dobbiamo andarci di mezzo noi? Il favore Associato l'ha fatto ad Associazione, non certo a noi.

Così durante le vacanze dello scorso Natale, Associato ci porta questo bel regalo (sempre di regali parlo) e ci scarica qualche altra decina di scatoloni. A nulla valgono le mie proteste ("E' anche casa mia e non voglio questa roba in garage ..."). Niente da fare. Garage è di nuovo ingombrato, assomiglia sempre di più ad una discarica (eh già, perché non è che prima fosse tanto in ordine) e farebbe la sua figura in un programma televisivo tipo Case da incubo, avete presente? Tra l'altro con la conseguenza che le nostre macchine hanno passato l'ultimo inverno all'addiaccio, perché posto in Garage per loro non ce n'era.

Passano altri mesi, durante i quali Marito promette ripetutamente che metterà presto a posto le cose."Quando?" chiedo io, più volte, ma la domanda riecheggia nel vuoto senza una risposta.

Oltre al fatto che per altri motivi le domeniche di vero riposo sono sempre più rare, adesso abbiamo anche questo problema, cioè quello di riuscire a trovare il tempo di liberare il garage dagli scatoloni in questione. Io propongo di buttare via tutto, essendo la mia teoria: se fosse stata roba che serviva davvero, ve ne sareste accorti prima. Marito a parole sembra d'accordo con me, ma non vuole fare il grande passo: gli rimorderebbe la coscienza se mi desse retta, così continua a dire che prima o poi esaminerà il contenuto degli scatoloni per decidere che cosa tenere e che cosa buttare. Allora dopo dico: "Non esiste che tu faccia questo lavoro nei weekend o che ti prenda un permesso per farlo. Avvisa i tuoi capi e dì che ti serve del tempo per lavorare da casa per sistemare questa roba." (Come se poi non gli fosse mai capitato di lavorare a casa nel weekend o alla sera, anche fino a notte fonda... e tutto naturalmente for free). 

Presto detto presto fatto? Ovviamente no.

Ogni settimana io dico: "Allora, quando sistemi gli scatoloni?"

E la risposta è sempre, ogni volta:

"Questa settimana non posso perché ho un'altra scadenza."

Fino a questa settimana. In cui finalmente viene deciso che oggi, venerdì 23 maggio, Marito starà a casa tutto il giorno per sistemare.

La qual cosa richiederebbe la sua presenza fisica in garage, no?

Solo che invece Marito se ne sta tutta la mattina fino a mezzogiorno di sopra, lavorando col notebook e facendo un sacco di telefonate. Ma allora tanto valeva che se andasse in ufficio, no? Almeno mi avrebbe lasciato libero il pc per scrivere i miei post ... 

E' vero che di sopra ho un altro pc e, volendo, ho anche altri sistemi tecnologici che posso usare per scrivere. Ma non mi trovo bene come col notebook.

Pazienza. Tutto questo per dirvi che se sono qui solo ora a continuare la storia dei regali non è tutta colpa mia. E' il destino che si accanisce contro di me. E' Marito che mi priva dei mezzi necessari. E' Figlia che coinvolgendomi nel suo studio (negli ultimi giorni fino all'esaurimento) e nelle sue attività si prende quasi tutto il mio tempo libero. 

Tra l'altro un paio d'ore fa Marito ha fatto capolino dalla porta e mi fa sapere che finora ha sistemato un solo scatolone, ma che quello che c'era dentro è tutta roba da buttare. Ed io che cosa avevo detto?

Per ciò che riguarda i Genietti, per amor di pace familiare, sono stata abbastanza carina da non dire a Marito dove poteva metterseli, ma siamo andati avanti a discuterne tutto il giorno di Natale e anche oltre, coinvolgendo anche un po' di familiari, per poi arrivare alla conclusione di riportarli da Coin, dove però non è stato possibile cambiarli, perché ormai non era rimasto praticamente più niente di interessante. Così mi hanno fatto un buono che ho utilizzato più di un mese dopo. Ho cambiato i Genietti con delle piccole pirofiline di ceramica bianca che sono utilissime per fare delle minicrostate oppure delle miniquiches. Era qualcosa che avrei sempre voluto prendermi, perciò sono stata soddisfatta del cambio anche se ci è voluto un po'.

La serie degli errori di Marito non è finita qui, ma per ora rimando all'ennesima puntata per l'ultimo aggiornamento in proposito (ma vi tranquillizzo subito, perché poi comincerò a parlare anche dei regali giusti ...).



Le pirofiline avute in cambio dei genietti



mercoledì 21 maggio 2014

Regali geniali

Non perderò tempo a dare giustificazioni per il mio ennesimo silenzio ... vi basti solo sapere che lo stress collegato agli impegni scolastici (e non) di Figlia si fa sentire. Anche lei è giustamente stressata e insieme stiamo contando i giorni che mancano alla fine della scuola. Io conto anche i giorni che mancano alla fine delle attività (musical, chitarra, ginnastica correttiva... a cui si aggiunge ogni tanto qualche attività extra, perché forse lì a scuola sono convinti che altrimenti non sapremmo come trascorrere i pomeriggi se non ci fossero loro a metterci cose in più!).

Dato che, ne sono sicura, in questo momenti sarete rimasti tutti col fiato sospeso, perché non ho più raccontato la storia dei regali sbagliati, riprenderò proprio da lì, ma cercherò di spezzettare il mio racconto il più possibile, per non dover scrivere uno dei miei famosissimi post chilometrici che fanno venire sonno anche dopo 2 litri di caffè.

Insomma, Marito a Natale non poteva regalare solo il profumo, perciò è andato da Coin e mi ha preso una serie di utensili da cucina. Che secondo lui dovevano essere utili. Il punto è che per me erano invece oggetti assolutamente inutili. Tra l'altro, la nostra cucina è piccola, dobbiamo economizzare lo spazio, perciò non ho proprio voglia di possedere cose che non intendo usare e che non saprei dove mettere, a scapito di altre che considero effettivamente utili. 

Va detto che nella mia lista di desideri io avevo realmente inserito alcune cose per la cucina. Ma la mia era una richiesta molto specifica. Dato che mi piace fare i biscotti decorati avevo richiesto degli stampini nuovi per i biscotti. Lui invece ha deciso che di quelli ne avevo già abbastanza e mi ha preso questi "cosi" che fanno parte di una linea di utensileria per la cucina chiamata "I genietti". Ne avete mai sentito parlare? Se non li conoscete potete andare a cercarli qui.

Ora, può essere che tra i genietti ci possa anche essere qualcosa di utile, ma quelli che lui ha regalato a me, beh ... onestamente non mi servivano proprio. E' passato un po' di tempo, perciò devo dire che la mia memoria ormai ha rimosso molti particolari, però riesco ancora a ricordarmi qualcuno di questi oggetti ... ad esempio c'era una spatola per le crêpes che ricordava molto nella forma un attaccapanni (tipo quelli che danno in pulitura per le camicie, avete presente?). Io le crêpes non le faccio quasi mai, perciò, immaginatevi quante volte avrei potuto usare quell'arnese. Oppure, c'era una specie di forchetta lunga, stretta e sottile, con soli due denti, per controllare la cottura degli spaghetti. Veramente geniale questa trovata dei genietti: perché sicuramente chi ha inventato quest'oggetto deve aver pensato che nelle case delle famiglie italiane manchino le forchette normali o i forchettoni per tirare su gli spaghetti dalla pentola. 

Il punto è che io i Genietti li conoscevo già. Avevo visto la pubblicità su un giornale ed ero andata a cercarmeli in Internet e mi ricordo benissimo di averne parlato con Marito e di avergli detto che mi sembravano tante cose inutili, perché in fondo tutte le cose per cui avrebbero dovuto servire nello specifico si potevano benissimo fare con qualcos'altro che uno aveva già in casa, senza dire che con la mia memoria non so se quando cucino gli spaghetti riuscirei a ricordarmi che in effetti da qualche parte ho la forchettina fatta apposta per tirarli su dalla pentola...

A ciò aggiungo che anche mia mamma solo qualche settimana prima (ma non così tanto tempo prima!) aveva già provato a regalarmi i Genietti (doveva essere un regalo di compleanno in ritardo) e mi aveva detto, se non ti piacciono me li tengo io, e a quel punto io, insomma, non ce l'ho fatta a mentire e ho risposto, non offenderti, ma meglio se fai così così e te li tieni tu ... e poi avevo raccontato a Marito e lui aveva concordato con me che non avevamo spazio per cose inutili e che effettivamente le cose che mia mamma aveva provato a regalarmi sembravano inutili anche a lui.

Ma, si sa, quando mai i mariti ascoltano veramente? Nella maggior parte dei casi fanno finta di ascoltare e poi rimuovono tutto ... così Marito si è dimenticato i precedenti e mi ha preso lo stesso i Genietti, sentendosi poi a sua volta geniale per la trovata ... volete sapere che fine hanno fatto i suoi Genietti? Lo scoprirete alla prossima puntata (che non dovrà farsi attendere molto).

Io uso il forchettone per tirare su gli spaghetti ...


martedì 11 febbraio 2014

Lunghi silenzi e acqua a catinelle



Ok, non ho più scritto per un po’, ma ormai ci siete abituati, no? 

La mia ultima blog-pausa semi-forzata è avvenuta per colpa di:


  •  Le vacanze di Natale, con Marito e Figlia a casa, la cui presenza costituisce già di per sé un ostacolo alla scrittura libera, sia in termini di tempo (in quanto è tutto un “Mamma, fammi questo” oppure “Moglie, ho bisogno di te”), sia perché ci si sente inibiti ad averli sempre intorno, appostati come falchi dietro di me, appena mi avvicino alla tastiera e allo schermo del pc … E naturalmente, durante le vacanze gran parte del tempo in cui si è svegli (visto che comunque si va a letto sempre più tardi e alla mattina difficilmente ci si alza prima delle 11, se non più tardi), lo si passa a fare compiti o a controllare che Figlia li faccia, oppure in giro da parenti e amici.

  • La fine del quadrimestre: che significa che quando Figlia ha ripreso la scuola, c’erano verifiche o interrogazioni quasi tutti i giorni ed è stata dura, anche per noi genitori, perché non siamo il tipo di genitori che lasciano che la propria figlia si arrangi… una volta siamo persino andati a dormire più tardi dell’1 di notte, per riuscire ad aiutare Figlia a completare tutti i compiti (non è che glieli facciamo noi, ma per lo meno le stiamo vicini quando deve farli). Fino a dicembre i compiti erano parecchi, ma riuscivamo comunque a gestirli, perché comunque ci si portava avanti tutti i giorni. A gennaio, invece, è diventato praticamente impossibile riuscire ad avvantaggiarsi.  Mi sono arrabbiata parecchio con Figlia, perché durante le vacanze continuavo a chiederle se c’erano compiti di Storia, Geografia, Scienze o Tecnologia e lei continuava a dire che di quelle materie  non c’era nulla, ma mica mi diceva che doveva ripassare tipo 4 interi capitoli per l‘interrogazione di Geografia, etc. e naturalmente non si ricordava quasi nulla delle cose che aveva studiato nei mesi precedenti. Il fatto che poi i prof assegnassero temi o ricerche con pochissimi giorni di preavviso non aiutava molto (specie considerato che Figlia è come me, tende a strafare perché ci tiene tropo a fare bella figura e non ha il dono della sintesi, perciò quando i suoi compagni esauriscono una ricerca in 15 righe o pressappoco, lei ne scrive almeno 50 e via così). A ciò si aggiungano gli impegni extrascolastici, anche quelli abbastanza consistenti , tenuto conto che abbiamo attività extrascolastiche praticamente ogni giorno della settimana. 

  • Stanchezza e pigrizia cronica: anche se avevo (e ancora avrei)  un sacco di cose che volevo scrivere dopo le vacanze, la voglia di sedermi davanti al pc per scrivere interi post, veniva spesso a meno e quando avrei avuto tempo ho preferito dedicarmi ad altro (FB, serie tv vecchie e nuove,  esperimenti culinari, disegni e scarabocchi vari, letture sul mio quasi nuovo Kindle).


Verso fine gennaio, la tensione per la scuola si è allentata, il quadrimestre ormai era finito, ma ancora non avevo voglia di scrivere. Durante le vacanze avevo iniziato a preparare un lungo post sulla serie di regali sbagliati che ho ricevuto da Marito per Natale, ma poi mi sono dovuta interrompere per mancanza di tempo e così questo post lungo e interrotto era diventato un peso che non riuscivo più ad affrontare.

La scorsa settimana ho trovato una nuova scusa per non riprendere in mano il blog, una scusa che a dire il vero sarebbe stato meglio non ci fosse stata. A causa delle piogge insistenti, il quartiere dove abito, insieme ad altre zone della nostra provincia, si è trovato in gran parte sott’acqua. Tutti avevano paura delle piene del Bacchiglione e di alcuni canali secondari, ma alla fine, almeno qui da noi, sono state le canalette interne del quartiere che hanno esondato e hanno allagato intere vie e tantissime abitazioni.

E’ stata una situazione drammatica che meriterebbe un post a sè, perciò non scenderò troppo nei particolari per ora. Posso solo anticiparvi che fortunatamente per quanto ci riguarda ci è andata bene, perché l’acqua è arrivata anche nella mia via, ma dato che la strada è leggermente in pendenza (parliamo di pochissimi centimetri in realtà), il mio condominio alla fine si è salvato, anche se abbiamo tremato, perché dalla terrazza della mia cucina continuavo a tenere d'occhio il giardino di una casa confinante che ora dopo ora si allagava sempre più, con l'acqua che è arrivata a pochissimi metri dal nostro giardino, mentre la via dove si affaccia questa casa, potevo vederla da qui, era letteralmente un fiume in piena, c'erano persino le onde!

La nostra sarebbe stata comunque una situazione meno drammatica rispetto a quella di tanti altri, perché noi abitiamo ad un quasi secondo piano, quindi l’acqua non avrebbe potuto raggiungerci nell'appartamento dove viviamo, ma abbiamo comunque il garage seminterrato e nelle ore più critiche ho dovuto portare in casa un sacco di roba nel tentativo di metterla al riparo. Tutta non potevo portarla su, ma ho cercato almeno di mettere in salvo le cose più importanti.

Ho dovuto mettere la roba un po’ in soggiorno e un po’ in mansarda, perché non avevo altri posti, e per la cronaca è ancora lì, perché continuo a guardare le previsioni e c’è sempre prevista pioggia, pioggia, tantissima pioggia, con qualche pausa ogni tanto, ma ieri per esempio è venuta giù a catinelle per tutto il giorno, e sinceramente ho ancora un po’ di preoccupazione, e così non so che fare, se riportarla giù o aspettare ancora … e come ho detto, a me è andata bene, ma nel resto del quartiere è stato un disastro quasi ovunque. E non parliamo di altre zone che sono state colpite ancora più duramente, come ad esempio Battaglia Terme o Montegrotto.

Stamattina finalmente ha smesso di piovere e domani dovrebbe essere bello. Le prossime piogge sono previste per il weekend, ma sembra che si tratti di precipitazioni più lievi. Se le cose continueranno così, chissà che non prenda coraggio e non mi decida a riportare giù tutta la roba che ho ammucchiato in casa. Nel frattempo, spero di trovare tempo e ispirazione per nuovi post.

"Pezzi" di una scrivania ... quella di Figlia, oggi






sabato 28 dicembre 2013

Nuovo formidabile detersivo

26 dicembre.  A casa di zia di Marito (della serie Natale con i miei, Santo Stefano con i suoi).

"Figlia, hai già macchiato (di cioccolata) il vestitino nuovo che nonna Materna ti ha regalato per Natale. Ed io non ho fatto in tempo a farti una foto con questo vestito addosso ... non so neanche se riuscirò a togliertela questa macchia."

"Beh, me lo puoi smacchiare con il fotoritocco ...!"

Alla prossima spesa dovrò ricordarmi di acquistare un fustino di Paint Shop Pro!


lunedì 23 dicembre 2013

Natale con malinconia

Quest'anno per me il Natale è un po' più malinconico del solito. Perché questo è il primo anno in cui non preparerò i biscotti per Babbo Natale. Biscotti per Natale, sì, ne farò, ma non ufficialmente per BN. Non ci sarà il cerimoniale di preparare il piattino e il bicchiere di aranciata (sì, noi abbiamo sempre dato aranciata a BN, o al massimo succo di frutta, il bicchiere col latte no) e posizionarli vicino al caminetto. Non dovremo lasciare lo sportello del caminetto aperto affinché BN possa entrare in casa nostra (e richiuderlo all'insaputa di Figlia non appena era andata a letto, per paura che di notte entrino animali o semplicemente perché altrimenti farebbe troppo freddo, per poi doversi alzare di nascosto prima di lei alla mattina e ricordarsi di andare a riaprirlo, altrimenti Figlia mangiava la foglia). Non dovrò mettere via i biscotti e lasciare le briciole sul piattino a testimonianza che BN è davvero passato di qua e che ha davvero mangiato i biscotti, né dovrò bere l'aranciata avendo cura di lasciarne appena un fondo nel bicchiere. 

Non dovrò nemmeno scrivere lettere al computer da parte di BN, né inventarmi come è successo un anno che un elfo si è dimenticato di caricare sulla slitta la stampante magica per rispondere ai bambini e giustificare così l'utilizzo da parte di BN della nostra stampante all'epoca difettosa e quindi riconoscibilissima (dato che ho una figlia molto pignola che nota anche il minimo dettaglio e perciò bisogna essere preparati a tutto!). Non mi sono neanche dovuta dare la pena, diversamente dagli anni precedenti, di comprare una carta da regalo differente solo per i pacchetti per mia figlia, evitando anche di riciclare anche per tutti gli altri la carta da regalo degli anni passati, con la scusa che altrimenti mia figlia se ne accorgerebbe e mi sgamerebbe subito. 

Tutto questo ormai fa parte del passato. Per me in questi anni è stata la parte più bella del Natale, ma ormai è tutto finito. Ho tenuto duro finché ho potuto, trovando anche un po' di ostacoli da parte del resto della famiglia. Come quell'anno, 2 Natali fa, in cui Marito era molto provato e svuotato emotivamente perché aveva appena terminato l'addestramento per imparare ad utilizzare la macchina per la dialisi e la sera del 24 dicembre mentre stavamo compiendo il nostro solito rituale di BN, dopo che Figlia era appena andata a dormire, mi ha detto: "Fa come se io non esistessi", rovesciandomi addosso una doccia fredda di cui in quel momento non avevo proprio bisogno, perché il rito di BN in quel momento era una delle poche cose belle a cui potevo ancora aggrapparmi, una delle poche cose che mi faceva sentire che potevamo essere ancora una famiglia normale e che mi dava ancora un po' di speranza. 

Oltretutto, proprio quell'anno Figlia aveva scritto a BN una letterina strappalacrime, dicendogli che non voleva nulla per sè, ma che voleva che facesse stare bene il suo papà ... ancora mi fa male ripensare a quel momento e so che non era colpa di Marito se le cose sono andate così, se lui si sentiva così, ma, davvero, chi mi ha seguita nell'altro mio blog lo sa, dovevo farmi forza per tutti e tre e nascondere quello che provavo, ma dentro avevo una voragine di ansia e paura che mi consumava, l'atmosfera in casa era sempre tesa, io avevo bisogno almeno solo per un giorno di far finta di essere una famiglia con una routine normale e di godermi le piccole gioie del Natale per consolarmi di tutto quello che in quel momento e per mesi la nostra vita sembrava averci rubato.

Così quando l'anno dopo Figlia aveva già compiuto 10 anni e ormai nella sua classe ormai quasi più nessuno credeva ancora a Babbo Natale, io mi sono rifiutata di cedere, dovevo in qualche modo prendermi una rivincita per l'anno prima, così quando Figlia mi faceva domande io negavo spudoratamente e non so se lei ha creduto davvero alle mie risposte, oppure se ci voleva credere solo perché come me non voleva che quel nostro bel gioco di Babbo Natale finisse, però a me sembrava davvero convinta. Persino l'estate scorsa, quella tra la quinta e la prima media, Figlia continuava a fare progetti su che cosa avrebbe voluto chiedere a Babbo Natale.

Quest'anno Figlia ha cominciato a frequentare la prima media e ho dovuto arrendermi. Non potevo continuare nell'inganno, perché a rimetterci sarebbe stata lei. Ormai era troppo grande, se avesse tirato fuori un'altra volta l'argomento Babbo Natale davanti ai suoi compagni, l'avrebbero presa in giro a vita. E sono umiliazioni che non si dimenticano, nemmeno da adulti. E allora abbiamo dovuto raccontarle la verità, ma non trovavamo mai il momento giusto o forse non trovavamo le parole. 

Un giorno, un paio di settimane dopo l'inizio della scuola o poco più, ci siamo agganciati a qualcosa che aveva detto sul Natale e abbiamo preso la palla al balzo. Abbiamo cercato di  non darle la notizia in modo troppo brutale, cioè, non ce ne siamo usciti diretti con frasi tipo:"Ah, a proposito, Babbo Natale non esiste." Le abbiamo detto: "Quest'anno non riceverai i regali da Babbo Natale. Cioè, sì, li riceverai, ma non da lui e non dovrai scrivere la letterina ..." Eravamo seduti tutti e tre sul divano quando abbiamo affrontato questa conversazione, Figlia accoccolata in mezzo a noi. Si è rannicchiata ancora di più vicino a me e con gli occhi un po' lucidi mi ha guardato e mi chiesto: "Perché?"

"Secondo te, Figlia, perchè? Prova a pensarci ..."

Lei si arrampicava sugli specchi, dava spiegazioni assurde ma che non arrivavano a confutare l'esistenza di BN. Il suo sguardo diceva: "Perché mi dovete fare questo? Perché non possiamo restare com'eravamo prima e continuare a credere che la magia esiste?"

Alla fine abbiamo dovuto proprio dirglielo noi.  Figlia all'inizio sembrava non averla presa troppo bene e pareva sempre sull'orlo di una crisi di pianto, allora l'abbiamo distratta raccontandole tutte le peripezie che abbiamo fatto per rafforzare la sua convinzione che fossse davvero BN a portarle i regali. Figlia a quel punto era divertita e faceva domande, voleva sapere tutti particolari. Alla fine ha avuto un'illuminazione e ha concluso: "Vabbeh, se BN non esiste, voi allora mi dovete almeno fare la caccia al tesoro..." Come dire: non crediate di cavarvela così facilmente ...

Ecco, insomma, problem solved. Per lei, per me non tanto. Perché la tradizone di BN mi mancherà. In un certo senso sento ancora la nostagia di quando ad aspettare l'arrivo di BN ero io, perché in fondo al cuore non sono mai cresciuta, e ritrovarmi ad essere io che dovevo fare la parte di BN (sicuramente, più io di Marito ho interpretato questo ruolo), era anche un modo di ritornare alla mia infanzia.

Ma soprattutto è un Natale malinconico perché rappresenta un ulteriore step nella crescita della mia bambina, che ormai tanto bambina non è più, sta crescendo, ed io di questo sono felice e orgogliosa, ma una parte di me la guarda diventare grande con un velo di tristezza negli occhi...




domenica 1 dicembre 2013

Sognare in grande, pensare in piccolo



Eli, mezza assonnata, stiracchiandosi fra le lenzuola: “Stanotte ho sognato che eravamo andati a New York.”

Tra parentesi a New York una volta ci siamo stati veramente, è stata la prima tappa del nostro viaggio di nozze, very long ago… non ci siamo più tornati, in parte per motivi economici. Negli ultimi anni, comunque, con la malattia di Marito, sarebbe stato improponibile.

Marito: “Ah, però … beh, se facciamo un po’ di conti potremmo anche progettare di andarci per davvero.”

Eli: “Ok, ma non d’inverno. Preferirei andarci quando è più caldo.”

Marito: “Capisco. Ma allora dove potremmo andare questo inverno?”

Io resto in silenzio qualche istante, pensierosa. Poi lo guardo e rispondo: “Al cinema?”

:)


Non posso inserire una foto che feci all'epoca del mio viaggio di nozze perché erano dia e non le ho più passate in digitale. Perciò ho scelto (in fretta e furia, quindi magari non è la scelta preferita) una foto dal web. Qui c'è il link originale di questa foto.



venerdì 29 novembre 2013

Se speravate di esservi liberati di me...



...sbagliavate di grosso.

Ho cominciato migliaia post negli ultimi mesi  (una volta ne ho anche pubblicato uno per sbaglio, ma non perdo tempo a spiegarvi come), beh, magari non davvero migliaia, ma una quantità sicuramente notevole: prima per parlare delle nostre vacanze che sembrano lontane ormai anni luce, poi per giustificare la mia ennesima, prolungata assenza e anche per tranquillizzare quanti non mi sono vicini e si preoccupano per me e, conoscendo i precedenti della mia famiglia temono che il mio silenzio sia dovuto a problemi di salute, magari di Marito (btw, vi anticipo già che tutto bene su  quel fronte, Marito è in splendida forma).

Ho iniziato tutti questi post, ma, per quanto sembri impossibile, ogni volta che comincio a scrivere, capita qualcosa per cui sono costretta ad interrompermi. E quando finalmente ho di nuovo  il tempo di dedicarmi al blog, capita che non ho più voglia di riprendere il post che avevo cominciato perché ho perso il filo del discorso, l’ispirazione, o semplicemente sono esausta e stravolta dal susseguirsi di impegni quotidiani che non mi lasciano tregua. 

Così, dopo agosto ero piena di propositi e di idee su che cosa volevo scrivere, e invece settembre è volato via senza che riuscissi a scrivere nulla, ad ottobre volevo assolutamente rimediare, ma ovviamente non ce l’ho fatta, ai primi di novembre ho cominciato a dire a me stessa che non avrei lasciato passare un altro mese senza scrivere nulla, e invece c.v.d. eccomi qui, in extremis, a scrivere un post fatto di niente prima che arrivi dicembre ad aumentare i miei sensi di colpa (ma si può essere così imbecilli da sentirsi in colpa per non aver scritto sul blog?!) e la mia frustrazione. 

Non starò a farvi l’elenco dettagliato di tutte le sfighe e degli impegni che mi hanno tenuta lontana dal blog (almeno per ora). Certo è che se io fossi una di poche parole forse sarei riuscita a pubblicare qualcosa molto prima, invece la mia incapacità di sintetizzare mi ha fregato. L’unico luogo virtuale dove riesco a fare capolino nei ritagli di tempo (e dove riesco anche a contenere la lunghezza dei miei post) è FB, lì è decisamente più facile, complici anche il telefonino e tutte le notifiche che mi arrivano quotidianamente che mi costringono prima o poi a fare capolino sulla mia bacheca, magari mentre sono seduta nella sala d’attesa del dentista (che negli ultimi mesi è diventato uno dei miei appuntamenti settimanali fissi) o di quella della scuola di musica dove porto Figlia tutte le settimane.

Comunque, per farvela breve, come già anticipato fisicamente Marito sta benissimo, a volte è solo un po’ giù psicologicamente, ma ci sta, dopo tutto quello che ha passato (e infatti parte del suo nuovo percorso riguarda proprio curare questo aspetto). Non vi dico come sto io, perché dovrei scrivere pagine e pagine su come mi sento e in realtà non è facile affrontare l’argomento, in parte è anche questo che a volte mi blocca e mi impedisce di scrivere per lunghi periodi, perché è troppo complicato emotivamente parlando (sono il solito riccio travestito da pappagallo).  

Figlia nel frattempo ha cominciato le scuole medie, mi sembra che per ora le cose vadano splendidamente, ma tra scuola e attività extrascolastiche la nostra routine è fittissima di appuntamenti quotidiani e questo non mi aiuta a sentirmi meno stressata e più tranquilla di quanto non fossi negli anni scorsi, ma non entro nei dettagli, prima o poi però lo vorrei fare.
Per ora direi che può bastare. Mi riservo di riscrivere presto, ma non faccio promesse, nemmeno a me stessa, perché ogni volta che faccio questi buoni propositi finisco sempre per incontrare una miriade di ostacoli che mi impediscono di mantenerli.

Prima di congedarmi, ringrazio pubblicamente chi si ricorda sempre di me nonostante il mio silenzio, tra queste persone in particolare Agrimonia e Alle, e anche il solo fatto che si ricordino sempre di me significa molto, anche se poi io sono terribile e non rispondo quando dovrei.