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lunedì 5 dicembre 2016

Ideona

Ogni tanto torno.

Forse ho perso tutti i miei lettori, ma pazienza, si può sempre ricominciare, no? 😏

E peccato che oggi non ho molto da dire (stranamente), ma non volevo lasciarmi sfuggire questa considerazione... (perché stavo per scriverla su FB, ma poi ho pensato, perché non scrivere sul blog, così lo rianimo un po'?)

Ma senza ulteriori indugi, ecco che cosa  volevo dire... non si potrebbero fare gli alberi di Natale con solo i rami davanti? 😁😜

Insomma, voi decorate anche la parte dietro degli alberi di Natale?
Io no... cioè, chi è che la vede?

Ok, ok, in realtà dietro al mio albero c'è una porta finestra, ma a causa della sua posizione i soli che possono vederlo sono i vicini che abitano di fronte, ad almeno una quindicina di metri da noi ad occhio e croce... mi devo proprio preoccupare se non vedono abbastanza decorazioni?

Quante sono le persone che hanno appartamenti così grandi che possono permettersi di decorare gli alberi di Natale nella parte dietro? 

E quindi io proporrei che venissero fabbricati degli alberi con solo i rami davanti.... sarebbe un risparmio economico sia per chi li produce che per chi le deve acquistare. Geniale, no? Forse dovrei brevettare l'idea...🙈

Ok, torno a decorare, è meglio.


Tutti questi rami da decorare? Ed è pure storto....


venerdì 18 dicembre 2015

Problemi di denti e letterine a Babbo Natale

La prendo alla larga. Qualche giorno fa ero dal dentista. Beh, sai che novità... ultimamente ci vado praticamente una volta a settimana. Fra le altre cose, circa un mese fa mi hanno dovuto mettere un dente provvisorio: un altro! È il secondo nel giro di un paio d'anni! L'altra volta è successo in luglio e subito dopo sono partita per le vacanze: le nostre prime dopo il trapianto di rene di Marito. E siamo andati fino in Germania... con il terrore che il dente si staccasse masticando qualcosa e di dover andare da un dentista tedesco a farlo cementare. 

Non che io abbia nulla contro i dentisti tedeschi. Ma, capirete, l'idea di dover andare da un dentista durante le agognate vacanze, e specie in un paese straniero, non mi sorrideva (perché, sì, io col tedesco un po' mi arrangio, ma parlare con un dentista teutonico mi avrebbe indubbiamente messa a dura prova). Comunque, quella volta è filato tutto liscio e, circa un mesetto dopo il nostro rientro, se non mi sbaglio, ho finalmente avuto il mio dente definitivo. 

Con questo dente, invece, è andata così: dopo meno di una settimana da quando mi hanno messo un provvisorio, ho masticato un'innocua fettina di arrosto (che mi pareva tenera, in verità) e mi sono ritrovata il dente in gola. Per un pelo non l'ho ingoiato. Naturalmente, conformemente alle leggi di Murphy che solitamente regolano la mia vita, il fattaccio è accaduto di domenica. Il giorno dopo avevo un sacco di impegni inderogabili e così non ho potuto nemmeno andare subito dal dentista per far sistemare questo guaio. Ci sono dovuta andare il martedì.

Poco tempo dopo sono tornata e mi hanno fatto un lavoro con il laser, in seguito al quale mi hanno sistemato una specie di cerotto sulle gengive: a dire il vero sembrava una specie di chewing gum incollato alle gengive, sia esternamente che internamente. Anche in questo caso ho dovuto stare molto attenta a quello che mangiavo e a come passavo lo spazzolino perché il cerotto poteva rimuoversi e allora sarebbero stati dolori. E, come previsto, alla domenica si è tolto. C.v.d. Naturalmente, questo è successo alla domenica del ponte dell'Immacolata, che era il 6, nei giorni successivi lo studio del dentista era ovviamente chiuso, quindi ho dovuto continuare a soffrire fino al mercoledì.

Quel giorno, mi hanno fatta aspettare un quarto d'ora nella sala d'attesa. Questo lo posso anche accettare. Ma poi, perché farmi entrare e accomodare sulla poltrona se ho dovuto attendere un'altra mezz'ora prima che arrivasse il dentista? Potevano lasciarmi nella sala d'attesa, almeno mi leggevo il mio Kindle. Invece, sono rimasta lì da sola ad aspettare per mezzora buona, cercando di rimanere sveglia, perché nel frattempo mi era venuto un indicibile abbiocco. Nulla di strano se nel frattempo ho origliato un po' ed ho ascoltato quello che accadeva nella stanza a fianco, giusto per tenermi sveglia (non potevo mica mettermi a fare come Mr Bean e curarmi da sola, avete presente?). 

In quella stanza, c'erano una mamma con due bambini, un maschio e una femmina che avevo incontrato poco prima nella sala d'attesa. 

Devo supporre che la mamma dovesse avere due gambe forti e muscolose, perché finché si trovavano in sala d'attesa, i due bimbi, invece di prendere posto sulle poltroncine, si erano entrambi accomodati in grembo alla madre, uno per gamba. La bambina doveva avere 8 o 9 anni, il maschietto era forse in prima elementare o all'ultimo anno dell'asilo. Anche loro hanno dovuto attendere parecchio il dentista, quindi bisognava far passare il tempo in qualche modo. E quale sistema credete abbia trovato la mamma? Ripassando le tabelline

Ad un certo punto finalmente è arrivato il dentista nella loro stanza e per rompere il ghiaccio con i bambini e metterli a loro agio ha fatto una delle tipiche domande che si fanno in questo periodo. Il dialogo si è svolto così...

Dentista: "Hai scritto la letterina a Babbo Natale?"

Bimbo: "Sì"

Bimba: "Io gli ho mandato una e-mail..."

Ok. È ufficiale. Non ci sono più i bambini di una volta.

Ah, per la cronaca, il dente provvisorio me lo devo tenere almeno fino alla seconda metà di gennaio. Dita incrociate durante le vacanze (e sicuramente non mangerò torrone).


mercoledì 12 febbraio 2014

Regalo sbagliato

Questo post ho cominciato a scriverlo durante le vacanze di Natale, ma in quei giorni avevo poco tempo e così non sono riuscita a finirlo. Nelle scorse settimane, come ho spiegato ieri avrei voluto riprenderlo, ma  alla fine non ce l'ho fatta e così siamo arrivati ad oggi.

Un po' di tempo fa, in vista dell'avvicinarsi del Natale, Marito mi ha chiesto di fargli una lista dei miei desideri. Che cosa potevo fare se non accontentarlo? Ci tengo a precisare che la lista l'ho fatta sua sua espressa richiesta, anche se ho volutamente esagerato un po' (cioè, tipo quando ho inserito nella lista una Smart). Ma non tutte sono esagerazioni: c'erano opzioni che rientravano in varie fasce di prezzo.

Detto questo, un paio di giorni prima di Natale, al termine di un pomeriggio passato ad impacchettare, dal quale siamo usciti tutti visibilmente provati, Marito mi informa casualmente che probabilmente rimarrò delusa, perché ha capito solo in quel momento di aver sbagliato un regalo. Ma me lo dice con un tono che sottintende: "Te lo cucchi lo stesso così com'è..." Come devo prenderla io? Sapendo già in anticipo che riceverò qualcosa che che non corrisponde alle mie aspettative?

Arriva la sospirata mattina di Natale. Dopo aver concluso la caccia al tesoro con Figlia, passiamo ai regali per Marito (pochi, ma felicemente azzeccati e d'altra parte la sua lista non era esaustiva come la mia ... sì, perché ne ha compilata una anche lui), arriva il momento in cui io devo aprire i miei. Intanto, i miei sono ancora in garage, così devo sedermi sul divano e chiudere gli occhi finché marito non va a prenderli e li deposita sotto l'albero. Quando finalmente mi viene dato il permesso di aprire gli occhi, istintivamente agguanto un sacchetto di Douglas, ma quando guardo dentro capisco che il "regalo sbagliato" dev'essere lì, perché dentro ci trovo due pacchettini, ma nessuno dei due ha la forma che mi sarei aspettata.

Insomma, al primo posto della lista avevo messo un profumo. Non un profumo qualunque, ma il mio profumo preferito, ovvero Angel di Thierry Mugler. E dirò di più. Avevo anche specificato che non volevo la boccetta normale (come quella che avevo già), ma quella ricaricabile. Avevo scritto proprio ressourçable come nella bottiglietta. In passato ho già avuto la bottiglia "ressourçable", ma poi si deve essere rotta e non è più stato possibile ricaricarla. In seguito qualcuno mi ha regalato quella normale, che costa meno dell'altra: la ricaricabile infatti costa di più in un primo tempo, ma consente di risparmiare successivamente.

Questi ultimi particolari mi pareva di averli anche spiegati a voce a Marito. Il fatto che lui non li abbia colti è l'ennesima dimostrazione che non ascolta quello che dico. Infatti, che cos'è successo? Marito non ha letto bene quello che avevo scritto, non si è ricordato nulla di quello che avevo detto, ha pensato che la bottiglia che possedevo già si potesse ricaricare e così ha fatto il giro delle profumerie della città cercando di ricaricarla. Un giorno in effetti ho anche cercato il profumo per mettermelo e non l'ho trovato da nessuna parte, così ho rinunciato definitivamente, pensando: "Chissà dove l'ho imbucato." (N.d.R.: questa frase suonerebbe meglio in dialetto, ma io solitamente non parlo né penso in dialetto...)  Ho scoperto solo poi che non lo trovavo perché ce l'aveva lui.

Naturalmente, in tutti i negozi in cui andava Marito, le commesse non erano in grado di ricaricare una bottiglia non ricaricabile. Qualcuna gli ha anche detto che comunque si poteva svitare la parte superiore della bottiglia, ma nessuno ci riusciva e una commessa gli ha persino consigliato di andare da un ferramenta! E lui che cos'ha fatto? Ci è andato per davvero! Anzi, non proprio: è andato da uno che faceva le chiavi dentro a un centro commerciale, proprio accanto ad una profumeria, il quale quando ha saputo la storia, ha commentato in dialetto, riferendosi alle commesse con tono sprezzante: "Quelle sanno solo vendere!" (Avrei segretamente voluto esserci e godermi la scena ...). Neanche il ferramenta, comunque, è stato in grado di risolvere la situazione e oltretutto, come sono venuta a sapere in seguito (perché i particolari sono venuti fuori un po' alla volta) a forza di provare ad aprire la boccetta ha pure sprecato un bel po' di profumo, che già era poco (e che io centellinavo).

Alla fine Marito si è rassegnato. Non è più andato alla ricerca di Angel e mi ha comprato un profumo diverso.

Come diverso?! Ebbene sì: aprendo il sacchetto di Douglas mi sono trovata in mano questa bottiglia di Flower di Kenzo (vedi foto a fine post). Non esattamente la stessa cosa. Ma su questo particolare tornerò più tardi.

Mentre stavo aprendo il pacchetto, ancora ignara del perché avevo ricevuto quel profumo anziché quello che avevo chiesto io, Figlia mi ha raccontato entusiasta di averlo scelto lei, quando aveva sentito che tra i vari fiori presenti nella sua composizione ce n'era anche uno che era il fiore preferito di mia nonna (e si è ricordata che la raccontavo che quand'ero piccola e andavo a casa sua, tutto aveva il colore e il profumo di questo fiore e che anche a me piaceva molto). Di fronte a una storia così commovente, non potevo stare lì a questionare, così ho aperto anche la confezione (privandomi così delll'eventuale possibilità di cambiare il profumo con quello che desideravo io). Ho pensato: "Magari mi piace lo stesso." E comunque non conoscevo ancora i retroscena che a voi invece ho anticipato, altrimenti magari non lo avrei aperto e avrei proposto di andare a fare il cambio.

Dunque, non posso dire che mi faccia schifo. Ma la mia prima sensazione è stata quella che odorasse di borotalco. Il fiore della nonna, se non mi avessero detto che c'era, forse non l'avrei nemmeno percepito, ma in realtà meglio così, perché se anche mi piaceva sentirlo a casa della nonna quand'ero bambina, nel frattempo ho maturato dei gusti diversi. Ho scoperto in seguito che Flower è il profumo preferito di Cugina e se devo dire questo particolare non aiuta molto, perchè io mi sento molto diversa da lei, perciò questo ha rafforzato la convinzione di non potermi veramente identificare in questo profumo.

Oltre al fatto che Angel è un profumo veramente unico nel suo genere. E' il tipo di profumo che o lo detesti di brutto oppure lo ami alla follia, come nel mio caso. Non ci sono vie di mezzo. Perciò non era proprio possibile sostituirlo con un altro.

La storia non sarebbe finita qui, perché innanzitutto vi starete domandando che cosa conteneva il secondo pacchettino contenuto nel sacchetto di Douglas e inoltre non vi ho ancora detto che in realtà Marito aveva in serbo per me altre sorprese "sbagliate" (troppo semplice sbagliare solo il profumo!), ma questi questi dettagli meritano un post a parte.

Adesso, quello che mi preme sottolineare è che mancano solo 2 giorni a San Valentino. E non me ne frega nulla che sia una festa commerciale. In ogni caso, causa impegni scolastici e non, abbiamo deciso di posticipare la consueta cenetta romantica, che solitamente ci concediamo in questa data, al 15 febbraio, anche perché il 14 festeggiano quasi tutti gli altri e a noi piace distinguerci dalla massa. La domanda è: provvederà Marito a farsi perdonare? Io pretendo un regalo riparatore per la delusione subita a Natale (e non solo in quell'occasione, perché in fondo anche per il mio compleanno non ho ricevuto quello che desideravo, mentre il regalo di anniversario di matrimonio è arrivato con qualche settimana di ritardo). Vedremo ... stay tuned.

Carina la boccetta di Flower, ma quella di Angel è meglio.



sabato 28 dicembre 2013

Nuovo formidabile detersivo

26 dicembre.  A casa di zia di Marito (della serie Natale con i miei, Santo Stefano con i suoi).

"Figlia, hai già macchiato (di cioccolata) il vestitino nuovo che nonna Materna ti ha regalato per Natale. Ed io non ho fatto in tempo a farti una foto con questo vestito addosso ... non so neanche se riuscirò a togliertela questa macchia."

"Beh, me lo puoi smacchiare con il fotoritocco ...!"

Alla prossima spesa dovrò ricordarmi di acquistare un fustino di Paint Shop Pro!


lunedì 23 dicembre 2013

Natale con malinconia

Quest'anno per me il Natale è un po' più malinconico del solito. Perché questo è il primo anno in cui non preparerò i biscotti per Babbo Natale. Biscotti per Natale, sì, ne farò, ma non ufficialmente per BN. Non ci sarà il cerimoniale di preparare il piattino e il bicchiere di aranciata (sì, noi abbiamo sempre dato aranciata a BN, o al massimo succo di frutta, il bicchiere col latte no) e posizionarli vicino al caminetto. Non dovremo lasciare lo sportello del caminetto aperto affinché BN possa entrare in casa nostra (e richiuderlo all'insaputa di Figlia non appena era andata a letto, per paura che di notte entrino animali o semplicemente perché altrimenti farebbe troppo freddo, per poi doversi alzare di nascosto prima di lei alla mattina e ricordarsi di andare a riaprirlo, altrimenti Figlia mangiava la foglia). Non dovrò mettere via i biscotti e lasciare le briciole sul piattino a testimonianza che BN è davvero passato di qua e che ha davvero mangiato i biscotti, né dovrò bere l'aranciata avendo cura di lasciarne appena un fondo nel bicchiere. 

Non dovrò nemmeno scrivere lettere al computer da parte di BN, né inventarmi come è successo un anno che un elfo si è dimenticato di caricare sulla slitta la stampante magica per rispondere ai bambini e giustificare così l'utilizzo da parte di BN della nostra stampante all'epoca difettosa e quindi riconoscibilissima (dato che ho una figlia molto pignola che nota anche il minimo dettaglio e perciò bisogna essere preparati a tutto!). Non mi sono neanche dovuta dare la pena, diversamente dagli anni precedenti, di comprare una carta da regalo differente solo per i pacchetti per mia figlia, evitando anche di riciclare anche per tutti gli altri la carta da regalo degli anni passati, con la scusa che altrimenti mia figlia se ne accorgerebbe e mi sgamerebbe subito. 

Tutto questo ormai fa parte del passato. Per me in questi anni è stata la parte più bella del Natale, ma ormai è tutto finito. Ho tenuto duro finché ho potuto, trovando anche un po' di ostacoli da parte del resto della famiglia. Come quell'anno, 2 Natali fa, in cui Marito era molto provato e svuotato emotivamente perché aveva appena terminato l'addestramento per imparare ad utilizzare la macchina per la dialisi e la sera del 24 dicembre mentre stavamo compiendo il nostro solito rituale di BN, dopo che Figlia era appena andata a dormire, mi ha detto: "Fa come se io non esistessi", rovesciandomi addosso una doccia fredda di cui in quel momento non avevo proprio bisogno, perché il rito di BN in quel momento era una delle poche cose belle a cui potevo ancora aggrapparmi, una delle poche cose che mi faceva sentire che potevamo essere ancora una famiglia normale e che mi dava ancora un po' di speranza. 

Oltretutto, proprio quell'anno Figlia aveva scritto a BN una letterina strappalacrime, dicendogli che non voleva nulla per sè, ma che voleva che facesse stare bene il suo papà ... ancora mi fa male ripensare a quel momento e so che non era colpa di Marito se le cose sono andate così, se lui si sentiva così, ma, davvero, chi mi ha seguita nell'altro mio blog lo sa, dovevo farmi forza per tutti e tre e nascondere quello che provavo, ma dentro avevo una voragine di ansia e paura che mi consumava, l'atmosfera in casa era sempre tesa, io avevo bisogno almeno solo per un giorno di far finta di essere una famiglia con una routine normale e di godermi le piccole gioie del Natale per consolarmi di tutto quello che in quel momento e per mesi la nostra vita sembrava averci rubato.

Così quando l'anno dopo Figlia aveva già compiuto 10 anni e ormai nella sua classe ormai quasi più nessuno credeva ancora a Babbo Natale, io mi sono rifiutata di cedere, dovevo in qualche modo prendermi una rivincita per l'anno prima, così quando Figlia mi faceva domande io negavo spudoratamente e non so se lei ha creduto davvero alle mie risposte, oppure se ci voleva credere solo perché come me non voleva che quel nostro bel gioco di Babbo Natale finisse, però a me sembrava davvero convinta. Persino l'estate scorsa, quella tra la quinta e la prima media, Figlia continuava a fare progetti su che cosa avrebbe voluto chiedere a Babbo Natale.

Quest'anno Figlia ha cominciato a frequentare la prima media e ho dovuto arrendermi. Non potevo continuare nell'inganno, perché a rimetterci sarebbe stata lei. Ormai era troppo grande, se avesse tirato fuori un'altra volta l'argomento Babbo Natale davanti ai suoi compagni, l'avrebbero presa in giro a vita. E sono umiliazioni che non si dimenticano, nemmeno da adulti. E allora abbiamo dovuto raccontarle la verità, ma non trovavamo mai il momento giusto o forse non trovavamo le parole. 

Un giorno, un paio di settimane dopo l'inizio della scuola o poco più, ci siamo agganciati a qualcosa che aveva detto sul Natale e abbiamo preso la palla al balzo. Abbiamo cercato di  non darle la notizia in modo troppo brutale, cioè, non ce ne siamo usciti diretti con frasi tipo:"Ah, a proposito, Babbo Natale non esiste." Le abbiamo detto: "Quest'anno non riceverai i regali da Babbo Natale. Cioè, sì, li riceverai, ma non da lui e non dovrai scrivere la letterina ..." Eravamo seduti tutti e tre sul divano quando abbiamo affrontato questa conversazione, Figlia accoccolata in mezzo a noi. Si è rannicchiata ancora di più vicino a me e con gli occhi un po' lucidi mi ha guardato e mi chiesto: "Perché?"

"Secondo te, Figlia, perchè? Prova a pensarci ..."

Lei si arrampicava sugli specchi, dava spiegazioni assurde ma che non arrivavano a confutare l'esistenza di BN. Il suo sguardo diceva: "Perché mi dovete fare questo? Perché non possiamo restare com'eravamo prima e continuare a credere che la magia esiste?"

Alla fine abbiamo dovuto proprio dirglielo noi.  Figlia all'inizio sembrava non averla presa troppo bene e pareva sempre sull'orlo di una crisi di pianto, allora l'abbiamo distratta raccontandole tutte le peripezie che abbiamo fatto per rafforzare la sua convinzione che fossse davvero BN a portarle i regali. Figlia a quel punto era divertita e faceva domande, voleva sapere tutti particolari. Alla fine ha avuto un'illuminazione e ha concluso: "Vabbeh, se BN non esiste, voi allora mi dovete almeno fare la caccia al tesoro..." Come dire: non crediate di cavarvela così facilmente ...

Ecco, insomma, problem solved. Per lei, per me non tanto. Perché la tradizone di BN mi mancherà. In un certo senso sento ancora la nostagia di quando ad aspettare l'arrivo di BN ero io, perché in fondo al cuore non sono mai cresciuta, e ritrovarmi ad essere io che dovevo fare la parte di BN (sicuramente, più io di Marito ho interpretato questo ruolo), era anche un modo di ritornare alla mia infanzia.

Ma soprattutto è un Natale malinconico perché rappresenta un ulteriore step nella crescita della mia bambina, che ormai tanto bambina non è più, sta crescendo, ed io di questo sono felice e orgogliosa, ma una parte di me la guarda diventare grande con un velo di tristezza negli occhi...